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Decision Making Process, ovvero “Come e Perchè partire all’Avventura”

Bentrovati!

Oggi approfondiremo quello che si cela dietro a una delle domande più malvagie, anche se apparentemente innocenti, a cui un party debba rispondere.

Immaginateveli li, tutti pronti e carichi a salvare la principessa, a risolvere l’omicidio dell’anziano bibliotecario o a raggiungere l’isola indicata con una x sulla mappa, quando qualcuno domanda “si, ma come facciamo?

Ed e’ subito il panico.

La maggior parte dei giocatori fissa chi pone la domanda con gli occhi del cerbiatto che vede gli abbaglianti di una macchina spuntare da una curva in una strada di montagna. Probabilmente smettono anche di respirare, per qualche secondo.

Alcuni ardimentosi, al grido di “chi se ne importa, andiamo!“, si inventano su due piedi qualcosa e normalmente conducono il party verso il fallimento E/O la morte certa.

i giocatori un minimo d’esperienza provano a imbastire qualcosa con l’idea di prepararsi a quel che li aspetta, ed e’ a loro che dedichiamo questo articolo.

In un contesto lavorativo (purtroppo) non si parla di avventura o misteri da risolvere, normalmente, ma prendere decisioni per prepararsi a certe attività e’ cosa di ogni giorno. Per farlo, conviene usare il Decision Making Process.

Il nome altisonante in inglese non nasconde altro che una semplice scaletta di azioni da intraprendere al fine di poter formulare una scelta quanto piu’ ottimale possibile. Queste azioni possono essere portate a termine con molti degli strumenti di cui abbiamo gia’ parlato.

  1. Identificazione del motivo per cui e’ necessario decidere. La base, molto semplicemente. “Perche’ lo stiamo facendo e cosa stiamo facendo esattamente? E’ davvero un problema nostro? Entro quando va fatto?“. In questa fase, le persone coinvolte analizzano e definiscono il problema da affrontare.
  2. Raccolta informazioni. Tanto essenziale quanto sottovalutato, questo step richiede, in ufficio, tutta una serie di noiose attività riguardanti la raccolta e l’analisi dei dati su gestionali, lettura di documenti ed email, telefonate e riunioni varie. Per fortuna, in un gioco le cose stanno diversamente non e’ vero, ma almeno potete accellerare il racconto delle serate passate in una libreria polverosa o tutti i giri fatti contattando individui loschi negli angoli bui delle viuzze, oppure puo’ essere un momento centrale della vostra avventura investigativa, perche’ no?.
  3. Definizione dei principi di giudizio delle alternative. Qui entrano in scena gli obiettivi, ovvero ora che sappiamo cosa stiamo facendo e quali sono i fattori interni ed esterni (Analisi SWOT, ricordate?) e’ ora di definire gli obiettivi S.M.A.R.T. (abbiamo parlato anche di questi)
  4. Brainstorming. E’ l’ora della tempesta di cervelli (1)! Ora che abbiamo gli obiettivi e l’analisi dei rischi, elenchiamo le possibili strade alternative per raggiungere i suddetti obiettivi o, quantomento, una buona percentuale degli stessi. A tal proposito puo’ essere comodo utilizzare l’analisi di Pareto (2) per capire quali strade alternative coprono la maggior parte degli obiettivi che vogliamo raggiungere.
  5. Valutazione delle alternative. In questa fase andiamo, grazie all’esperienza e alla materia grigia, a mettere in fila tutte le alternative, dalle miglior in termini di tempo e risorse, alle irrealistiche e poco praticabili. Se una soluzione prevede un complicato sistema di specchi, leve, carrucole e una corda che viene lentamente bruciata da una candela, o siete un gatto che sta cercando di acchiappare un topo oppure non la metterei in cima alla lista, ecco.
  6. Selezione delle alternative migliori. Semplicemente lo step successivo, ma quello dove avviene la magia della decisione. Si sceglie quale strada percorrere, si tengono alcune alternative come piano B, C, D etc e si scarta il resto. Ad esempio, uccidere il capo tribù e gridare “ho ucciso il vostro capo, sono il vostro capo” non funziona mai, fatevene una ragione (3).
  7. Mettere in pratica la decisione. Finora e’ stata tutta teoria, ora potete slegare il barbaro puntandolo in direzione dell’obiettivo, irrompere nella casa del lord inglese che ritenete sia segretamente un cultista di Cthulhu o accusare Jar-Jar Binks di essere il Signore dei Sith dietro a Palpatine (4).
  8. Valutazione dei risultati. Fondamentale come gli altri punti, una volta depositata la polvere delle vostre azioni, sia nel caso sia andato tutto liscio, ma anche e soprattutto se “uno sul dado” non e’ solo un buffo nome di un blog ma anche il riassunto della sessione di gioco, e’ necessario prendersi il tempo per valutare cos’e’ andato storto, cos’e’ andato bene e non ce lo si aspettava e come, nel caso, abbiamo raddrizzato la situazione portando a casa la pagnotta. In pratica, prendete spunto dall’esperienza (4)

Insomma, in qualunque situazione vi troviate, nel caso vi trovaste intrappolati nell’indecisione piu’ totale, questa semplice scaletta potrà aiutarvi a trarvi d’impiccio. Non ho detto “risolvere i vostri problemi”, certo, ma se non altro avrete qualcosa da raccontare.

Se sopravvivrete.

Alla prossima!


1 ) Generalmente considerato un passatempo sociale dei Mind Flayers, si e’ diffuso molto anche nella società umana.

2 ) https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto

3 ) No davvero, non funziona. Non avete idea di quante volte ci abbia provato.

4 ) Lo sapete, che e’ vero. Non negatelo, nel profondo, voi sapete.

Published inGDR